L’abbattimento scientifico dei lupi, ovvero quando gli etologi imbracciano il fucile.

Non avrei mai pensato di dovermi impegnare anche in una battaglia come questa, dove valori e progetti di conservazione della natura italiana, ben pensati, collaudati e di esempio  anche in altri pa…

Sorgente: L’abbattimento scientifico dei lupi, ovvero quando gli etologi imbracciano il fucile.

La strega dei boschi

Grazie a Lanuvola – Maria G. Di Rienzo per averci fatto conoscere questa bografia straordinaria

Lunanuvola's Blog

simona e zabka

Simona Kossak (1943 – 2007), polacca, era una scienziata, un’ecologista che ha lottato per la protezione delle più antiche foreste d’Europa, una documentarista pluripremiata e una conduttrice radiofonica, nonché una zoopsicologa. Per più di trent’anni ha vissuto in una capanna nella foresta di Białowieża, senza elettricità o accesso all’acqua corrente. La chiamavano strega, perché parlava con gli animali, aveva allestito un rifugio per loro e uno studio veterinario per curarli: una lince dormiva nel suo letto e una femmina di cinghiale, Żabka, visse con lei per 17 anni; allevò una cucciolata di cervi che la ritenevano la loro madre e strinse amicizia con il famoso corvo-terrorista che faceva dispetti a tutto il mondo, fuorché a lei.

I brani seguenti sono tratti dal libro di Anna Kamińska “Simona. Opowieść o niezwyczajnym życiu Simony Kossak”, uscito nel luglio 2015. Le immagini sono di Lech Wilczek.

La gente chiamava il corvo un…

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La casa sul faro (liberamente ispirato da un fatto surrealmente vero)

Anche quella notte ebbe la sensazione di essere osservata. Com’era possibile? Abitava un faro solitario all’estremo lembo di una terra che si lancia sull’oceano. Non aveva avuto mai paura lassù: da quell’occhio vetrato aveva una visione completa di tutto l’intorno, mentre nessuno si sarebbe potuto avvicinare. Sarà suggestione per il vento di tempesta, pensò. Ma il giorno seguente splendeva il sole, eppure si svegliò ancora come richiamata dallo sguardo di qualcuno. Era già successo nei mesi precedenti, ma ultimamente lo avvertiva con maggiore insistenza, quotidianamente. Non sapeva se ripromettersi di stare all’erta per capire da dove le venisse quell’idea, oppure se non dare peso alla cosa per non fissarcisi con la mente.

Finchè una sera, alcune nubi si stavano addensando e il cielo era di un profondo grigio bluastro; mentre era di spalle alla finestra riempiendosi la tazza fumante, ecco nitida la sensazione di due occhi posati sulla sua schiena. Si voltò, lenta ma decisa, come andando incontro ad un appuntamento. E capì: all’altezza della vetrata, fuori nell’aria umida e tesa, un imponente Albatross la stava realmente osservando, librandosi fissò gli occhi cerchiati nei suoi, e ogni suo timore si risolse in una sorta di consapevolezza.

Quando la mattina successiva uscì dalla porta, proprio li di fronte trovò deposto un uovo sorprendente.

Si guardò in giro, e sopra la testa. Da dove poteva mai essere caduto fino li? Non c’era possibilità di un nido lì intorno, né di altro luogo da cui potesse essere stato smarrito rimanendo intatto.

Lo accostò alla parete del faro perchè fosse al sicuro, ma non troppo lontano, pensando che il genitore potesse reclamarlo, e si allontanò verso il paese.

Rincasando, notò subito come il primo buio della sera faceva risaltare ancora di più la solitudine di quell’uovo, rimasto lì ad attendere la sua fortuna.

Si chinò senza che ci fosse più spazio per ripensamenti, lo raccolse, e lo portò in casa. Lo avvolse nel suo grosso maglione e aspettò. Ma non per molto.In un giorno dal tempo imprevedibile, una prima irrecuperabile frattura attraversò il guscio con risolutezza, e dopo qualche ora una lanugine arruffata si affacciava alla vita.

Un po’ di studio e una percentuale di istinto le insegnarono a nutrirlo. L’implume accettava le cure con avidità, e tutto in lui rispondeva. Piume spuntavano, zampette si irrobustivano, il codino si atteggiava a timone, la voce si allenava. E cresceva, cresceva…! Se ne rese conto quasi improvvisamente, un giorno che con la coda dell’occhio ne percepì la possenza. Per mesi due occhietti tondi, come se un pennello avesse punto un cotone, erano stati la sua espressiva compagnia; ora incrociava uno sguardo fiero e bistrato, sempre più spesso rivolto all’oceano. Quando aprì la vetrata, non ci fu indecisione né ingratitudine nel volo che spiccò.

Si rallegrò molto di aver sigillato quel dono legando un nastro rosso alla zampa del suo figlioccio. In tutti gli anni successivi, quando il cielo si faceva buio di tempesta, davanti alle finestre del faro un nastro rosso danzava nel vento, a indicarle che il magnifico Albatros tornava, come era stato per il suo genitore, a osservarla da dietro la finestra.

 

albatros

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